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Guida al Caffè Napoletano

Napoli, Italia

Guida Food
Il Caffè "Social"

Il caffè non è solo la tazzina, ma è un modo per relazionarsi molto importante, valido a tutte le ore del giorno. Se siete invitati a prendere un caffè è buona educazione rispondere sempre sì, anche se non lo desiderate, perché arrivati davanti al bancone o seduti al tavolino del bar, la domanda diventerà finalmente precisa e l’immateriale finalmente si materializza: “Allora, cosa prendi?”. Il caffè è anche il primo approccio per qualsiasi tipo di relazione, i primi momenti in cui ci si studia, si scambiano opinioni, ci si svela l’un l’altro. Quei cinque, dieci minuti fondamentali per il futuro del rapporto. Non a caso potrete sentirvi dire: “Io con quello manco un caffè mi prenderei”, oppure, “Mai più neanche un caffè”.

A Napoli il caffè ha un altro sapore

Che il caffè napoletano è il più buono di tutti è un dato di fatto universalmente riconosciuto. A tanti sembra strano che un prodotto sia diventato uno tra i tanti emblemi di una città come Napoli, pur non avendo avuto ne origini e ne sviluppo locale. Nel Golfo di Partenope infatti, il caffè è arrivato agli inizi del 1600.

Come preparare il vero caffè napoletano

Il punto di partenza è la scelta della caffettiera: quella napoletana viene chiamata “cuccumella”, e produce un caffè dal gusto pieno. È composta da cinque elementi: il serbatoio dell’acqua e il serbatoio del caffè, il contenitore del caffè, il filtro per il caffè e il coperchio. Utilizzarla è molto semplice: la cuccumella deve esser posizionata sul fornello e appena l’acqua bolle la si deve capovolgere, in modo da permettere all’acqua di cadere sul caffè, in modo da assorbirne l’aroma e di esser filtrata attraverso il filtro, per poter raccogliere il caffè nel serbatoio.

Come nasce il culto del caffè partenopeo

Per apprezzare il suo gusto, il profumo intenso e l’aspetto cremoso va bevuto “rigorosamente” in una tazzina di ceramica bianca, spessa e senza decori interni. Stiamo parlando del rinomato caffè. Per i napoletani non è una semplice bevanda da consumare a prima mattina, dopo pranzo o al bar in compagnia. Il caffè a Napoli è un rituale, rappresenta un vero e proprio culto. E rifiutarlo, se offerto, equivale quasi a un’offesa.“ Nella città partenopea il caffè si diffuse grazie a Maria Carolina D’Asburgo, figlia di Maria Teresa, che sposò re Ferdinando IV di Borbone nel 1768. La giovanissima regina volle introdurre a corte usi e costumi viennesi esaltando l’uso del caffè. La bevanda, portata dai mercanti veneziani, era già conosciuta da tempo a Napoli, ma a causa del suo colore nero si pensava portasse male (la Chiesa la riteneva addirittura la bevanda del diavolo), per questo motivo non si diffuse. Si racconta che nel 1771, nella Reggia di Caserta, fu organizzato un ballo dove il caffè venne servito da quelli che, probabilmente, furono i primi baristi, vestiti con giubba e cappellino bianco: nacque il primo Caffè del Regno di Napoli.“

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